LETTERA APERTA DEI LAVORATORI IN SOLIDARIETA’ DI ALMAVIVA CONTACT [ex ATESIA]

A 5 anni circa dalla stabilizzazione dei lavoratori dei call center, Almaviva Contact (ex Atesia) mette in atto la sua vendetta aprendo la procedura di cassa integrazione per 632 lavoratori per cessata attività, nonostante trasferisca le commesse nella sede di Rende aperta in questi mesi.

Di fatto, con questa procedura, l’Azienda sancisce la chiusura della sede di Roma imputando alla bassa qualità del servizio e all’ elevato costo del lavoro i motivi di questa decisione.

Ci chiediamo, quanto può essere elevato il costo del lavoro per una società che ha in organico la quasi totalità dei lavoratori part-time, con stipendi da fame al di sotto della soglia di povertà? Quando mai l’azienda ha effettivamente puntato sulla qualità, avviando percorsi di formazione e riqualificazione interni, ovvero quando mai l’azienda è stata capace di individuare le criticità e porvi dei rimedi con percorsi di formazione mirati? MAI !!!!!

Se 630 lavoratori risultano essere i responsabili della bassa qualità dei servizi, ad essere messa in discussione è la gestione stessa dell’azienda e ad essere licenziati per giusta causa dovrebbe essere tutta la dirigenza.

Da mesi però, con largo anticipo, intuendo la catastrofe che si avvicinava, un gruppo di lavoratori in solidarietà ha dato vita ad una iniziativa spontanea, iniziando una raccolta firme per proporre l’utilizzo del telelavoro definito dal art. 22 del contratto delle telecomunicazioni, come una possibile alternativa ai licenziamenti.

Crediamo che i contenuti presenti in questa proposta siano molto di più che il semplice mantenimento dei livelli occupazionali: significa guardare ad un futuro più sostenibile in termini di qualità della vita, mobilità e risparmio delle fonti energetiche.

Le risorse economiche ed energetiche, che puntualmente vengono sperperate per la costruzione di queste strutture, i call-center, potrebbero essere indirizzate per scopi socialmente più rilevanti.

Una proposta, questa, ricca di contenuti di responsabilità sociale che deve essere presentata ad un tavolo di trattative per salvaguardare l’occupazione e migliorare la qualità della vita.

Utilizzare il telelavoro significherebbe superare di fatto la logica delle esternalizzazione dei servizi e avviare un inversione di tendenza bloccando di fatto tutto quel flusso di denaro pubblico che viene sperperato per avviare società di call-center dove, nella maggioranza dei casi, le condizioni di lavoro sono pessime.

Aziende, queste, che dichiarano fallimento nel momento in cui gli effetti degli incentivi dello stato hanno termine.

IL MESSAGGIO CHE VOGLIAMO MANDARE NON E’ LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO, INTESO COME LUOGO FISICO DELLA PRESTAZIONE, MA UN IDEA NUOVA E MODERNA DELLA DIFESA DEL DIRITTO AL LAVORO CHE NON PUO’ ESSERE PIÙ BARATTATA A SCAPITO DI UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA.

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