L’UNICA FIRMA CHE CI PIACE È QUELLA PER IL TELELAVORO

Chiariamo subiti un punto. Se la nostra iniziativa, quella legata alla richiesta dell’ applicazione dell’ art 22 per l’utilizzo del telelavoro fosse stata appoggiata e condivisa da tutte le sigle sindacali ci avrebbe fatto molto piacere. Avrebbe dimostrato un pò di modernità e di consapevolezza nei confronti dei contenuti di questa iniziativa che vanno ben oltre la difesa del lavoro.

Riconosciamo però anche il diritto di quei colleghi che non hanno voluto e non vogliono firmare la nostra petizione perchè in disaccordo sull’utilizzo del telelavoro. Siamo in democrazia ed accettiamo le opinioni contrarie.

Quello che non accettiamo e non ci fa piacere è l’atteggimento delle RSU COBAS che dopo avere preso le distanze da questa iniziativa, osteggiandola, definendola un’iniziativa filo-aziendalista, la propone, per voce di un suo delegato in assemblea come una proposta da presentare insieme all’utilizzo del part-time verticale.
Se l’intervento fosse stato fatto da un simpatizzante dei COBAS sarebbe stato leggittimo, ma poichè questo è avvenuto per bocca di un delegato Rsu tutto ciò assume un significato ben diverso.
Prima di fare una tale affermazione sarebbe stato opportuno che il delegato in questione avvesse firmato la petizione, a titolo personale, oppure, a nome della sigla che lui rappresenta avrebbe potuto comunicare l’ adesione partecipando attivamente alla raccolta firme, sarebbe stato più coerente.

Non avevamo dubbi sul loro atteggiamento, eravamo più che certi che dopo anni di volantini inneggianti alle iniziative dal basso, proprio loro si sarebbero eclissati di fronte all’unica iniziativa spontanea e democratica che sia stata proposta dai tempi della stabilizzazione.
Non vogliamo rubare la scena a nessuno, abbiamo semplicemente preferito scegliere un percorso diverso, propositivo, rimanere fermi protestando e basta non serve a nulla.

Ad ogni modo esprimiamo il nostro dissenso e riteniamo vergognoso l’impianto generale dell’accordo che viene proposto.
Ribadiamo il concetto che proprio nelle criticità che l’azienda denuncia, quelle legate all’assenteismo, qualità e produttività, il telelavoro risulta essere efficace e risolutivo.
E’ del tutto fuori luogo e privo di fondamento l’idea che si cerca di far passare che il telelavoro obbligherebbe l’azienda ad un investimento di denaro da non giustificarne l’utilizzo.

E’ di questi giorni la notizia che i soldi dei fondi strutturali europei che finora l’Italia non è riuscita a investire e che alla fine del 2013 non potrà piu usare ammontano a circa 43.3 miliardi di euro. I calcoli sono della ragioneria di stato per il periodo 2007-2013.(per approfondimenti http://opencoesione.gov.it/)

NON È ACCETTABILE CHE I FONDI DESTINATI DALLA COMUNITÀ EUROPEA PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA RESTINO INUTILIZZATI SOPRATTUTTO QUANDO POTREBBERO ESSERE INVESTITI PER POTER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA LAVORATIVA ED ESSERE DETERMINANTI PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE.
RISPEDIAMO AL MITTENTE LA PROPOSTA DELLA GIGS E RIVENDICHIAMO ORA TUTTO CIÒ CHE CI È STATO NEGATO IN DIECI ANNI DI FINTE CRISI AZIENDALI.

 

 

 

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