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PRESENTAZIONE PETIZIONE PER IL TELELAVORO PRESSO IL MINISTERO DEL LAVORO

In occasione del presidio tenutosi  lunedi 29 ottobre 2012 sotto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono state inviate, tramite e-mail, all’attenzione del Ministro del Lavoro Prof.ssa Elsa Fornero e per conoscenza alle Segreterie, copia delle 345 firme raccolte per chiedere l’applicazione del art 22 del CCNL per l’utilizzo del telelavoro.

Nel pomeriggio, dello stesso giorno, durante l’incontro svoltosi nella sede di via Fornovo avendo preso parte alla delegazione dei lavoratori che è stata ricevuta  dal funzionario dott. G. Sapio ho avuto modo di poter illustrare i contenuti della petizione, facendo presente che il telelavoro potrebbe essere utilizzato anche come strumento di flessibilità nei momenti di crisi in sostituzione del continuo ricorso alla cassa integrazione.

Credo che a questo punto insieme ai 365 voti contrari del referendum debbano essere tenuti in considerazione le 345 firme che sono state raccolte, che esprimo la volontà di proporre in maniera costruttiva una soluzione.

Credo quindi che nel caso venga avviato un tavolo per raggiungere un accordo l’utilizzo del telelavoro debba essere un punto importante su cui confrontarsi e da includere nella trattativa.

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L’UNICA FIRMA CHE CI PIACE È QUELLA PER IL TELELAVORO

Chiariamo subiti un punto. Se la nostra iniziativa, quella legata alla richiesta dell’ applicazione dell’ art 22 per l’utilizzo del telelavoro fosse stata appoggiata e condivisa da tutte le sigle sindacali ci avrebbe fatto molto piacere. Avrebbe dimostrato un pò di modernità e di consapevolezza nei confronti dei contenuti di questa iniziativa che vanno ben oltre la difesa del lavoro.

Riconosciamo però anche il diritto di quei colleghi che non hanno voluto e non vogliono firmare la nostra petizione perchè in disaccordo sull’utilizzo del telelavoro. Siamo in democrazia ed accettiamo le opinioni contrarie.

Quello che non accettiamo e non ci fa piacere è l’atteggimento delle RSU COBAS che dopo avere preso le distanze da questa iniziativa, osteggiandola, definendola un’iniziativa filo-aziendalista, la propone, per voce di un suo delegato in assemblea come una proposta da presentare insieme all’utilizzo del part-time verticale.
Se l’intervento fosse stato fatto da un simpatizzante dei COBAS sarebbe stato leggittimo, ma poichè questo è avvenuto per bocca di un delegato Rsu tutto ciò assume un significato ben diverso.
Prima di fare una tale affermazione sarebbe stato opportuno che il delegato in questione avvesse firmato la petizione, a titolo personale, oppure, a nome della sigla che lui rappresenta avrebbe potuto comunicare l’ adesione partecipando attivamente alla raccolta firme, sarebbe stato più coerente.

Non avevamo dubbi sul loro atteggiamento, eravamo più che certi che dopo anni di volantini inneggianti alle iniziative dal basso, proprio loro si sarebbero eclissati di fronte all’unica iniziativa spontanea e democratica che sia stata proposta dai tempi della stabilizzazione.
Non vogliamo rubare la scena a nessuno, abbiamo semplicemente preferito scegliere un percorso diverso, propositivo, rimanere fermi protestando e basta non serve a nulla.

Ad ogni modo esprimiamo il nostro dissenso e riteniamo vergognoso l’impianto generale dell’accordo che viene proposto.
Ribadiamo il concetto che proprio nelle criticità che l’azienda denuncia, quelle legate all’assenteismo, qualità e produttività, il telelavoro risulta essere efficace e risolutivo.
E’ del tutto fuori luogo e privo di fondamento l’idea che si cerca di far passare che il telelavoro obbligherebbe l’azienda ad un investimento di denaro da non giustificarne l’utilizzo.

E’ di questi giorni la notizia che i soldi dei fondi strutturali europei che finora l’Italia non è riuscita a investire e che alla fine del 2013 non potrà piu usare ammontano a circa 43.3 miliardi di euro. I calcoli sono della ragioneria di stato per il periodo 2007-2013.(per approfondimenti http://opencoesione.gov.it/)

NON È ACCETTABILE CHE I FONDI DESTINATI DALLA COMUNITÀ EUROPEA PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA RESTINO INUTILIZZATI SOPRATTUTTO QUANDO POTREBBERO ESSERE INVESTITI PER POTER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA LAVORATIVA ED ESSERE DETERMINANTI PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE.
RISPEDIAMO AL MITTENTE LA PROPOSTA DELLA GIGS E RIVENDICHIAMO ORA TUTTO CIÒ CHE CI È STATO NEGATO IN DIECI ANNI DI FINTE CRISI AZIENDALI.

 

 

 

LETTERA APERTA DEI LAVORATORI IN SOLIDARIETA’ DI ALMAVIVA CONTACT [ex ATESIA]

A 5 anni circa dalla stabilizzazione dei lavoratori dei call center, Almaviva Contact (ex Atesia) mette in atto la sua vendetta aprendo la procedura di cassa integrazione per 632 lavoratori per cessata attività, nonostante trasferisca le commesse nella sede di Rende aperta in questi mesi.

Di fatto, con questa procedura, l’Azienda sancisce la chiusura della sede di Roma imputando alla bassa qualità del servizio e all’ elevato costo del lavoro i motivi di questa decisione.

Ci chiediamo, quanto può essere elevato il costo del lavoro per una società che ha in organico la quasi totalità dei lavoratori part-time, con stipendi da fame al di sotto della soglia di povertà? Quando mai l’azienda ha effettivamente puntato sulla qualità, avviando percorsi di formazione e riqualificazione interni, ovvero quando mai l’azienda è stata capace di individuare le criticità e porvi dei rimedi con percorsi di formazione mirati? MAI !!!!!

Se 630 lavoratori risultano essere i responsabili della bassa qualità dei servizi, ad essere messa in discussione è la gestione stessa dell’azienda e ad essere licenziati per giusta causa dovrebbe essere tutta la dirigenza.

Da mesi però, con largo anticipo, intuendo la catastrofe che si avvicinava, un gruppo di lavoratori in solidarietà ha dato vita ad una iniziativa spontanea, iniziando una raccolta firme per proporre l’utilizzo del telelavoro definito dal art. 22 del contratto delle telecomunicazioni, come una possibile alternativa ai licenziamenti.

Crediamo che i contenuti presenti in questa proposta siano molto di più che il semplice mantenimento dei livelli occupazionali: significa guardare ad un futuro più sostenibile in termini di qualità della vita, mobilità e risparmio delle fonti energetiche.

Le risorse economiche ed energetiche, che puntualmente vengono sperperate per la costruzione di queste strutture, i call-center, potrebbero essere indirizzate per scopi socialmente più rilevanti.

Una proposta, questa, ricca di contenuti di responsabilità sociale che deve essere presentata ad un tavolo di trattative per salvaguardare l’occupazione e migliorare la qualità della vita.

Utilizzare il telelavoro significherebbe superare di fatto la logica delle esternalizzazione dei servizi e avviare un inversione di tendenza bloccando di fatto tutto quel flusso di denaro pubblico che viene sperperato per avviare società di call-center dove, nella maggioranza dei casi, le condizioni di lavoro sono pessime.

Aziende, queste, che dichiarano fallimento nel momento in cui gli effetti degli incentivi dello stato hanno termine.

IL MESSAGGIO CHE VOGLIAMO MANDARE NON E’ LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO, INTESO COME LUOGO FISICO DELLA PRESTAZIONE, MA UN IDEA NUOVA E MODERNA DELLA DIFESA DEL DIRITTO AL LAVORO CHE NON PUO’ ESSERE PIÙ BARATTATA A SCAPITO DI UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA.

PERCHE’ CHIEDIAMO L’APPLICAZIONE DEL art. 22 DEL CONTRATTO NAZIONALE

Che il destino della sede di via Lamaro fosse la chiusura lo avevamo intuito già da tempo, quello che ancora non sappiamo è il modo con cui i sindacati intendono fronteggiare questa situazione di crisi, ovvero quali saranno le proposte che presenteranno alla Regione Lazio o alle istituzioni.

Da circa due mesi un’iniziativa spontanea dei lavoratori in solidarietà ci vede impegnati in una raccolta firme per chiedere l’applicazione del art.22 [Telelavoro] del CCNL delle telecomunicazioni, da proporre come una possibile soluzione allo stato di crisi attuale.

Il perchè di questa scelta è molto semplice: è una soluzione che eviterebbe la perdita di moltissimi posti di lavoro.

Essendo parte integrante del contratto delle telecomunicazioni, è a tutti gli effetti accettato da chi questo contratto lo ha firmato non per presa visione, ma perchè ne condivide e ne accetta i contenuti. In rappresentanza dei lavoratori i firmatari del contratto sono i sindacati CGIL, CISL,UIL, e UGL.

Nel I° comma del art 22, il telelavoro viene presentato come una “modalità di svolgimento della prestazione che permette di modernizzare l’organizzazione del lavoro realizzando un miglioramento del processo produttivo delle imprese e conciliando l’attività lavorativa delle persone con la vita sociale e familiare anche con riferimento al miglioramento delle condizioni territoriali, ambientali e di mobilità, offrendo loro maggiore autonomia nell’assolvimento dei compiti affidati…”

Nell’ultimo punto dello stesso articolo, per l’esattezza il 15°, “…le Parti si danno atto che con il presente articolo si è data attuazione all’Accordo interconfederale 9 giugno 2004”.

Che cos’è questo Accordo Interconfederale? “…e’ un accordo per il recepimento dell’accordo-quadro europeo sul telelavoro concluso il 16 luglio 2002 tra UNICE/UEAPME, CEEP E CES. Le parti in epigrafe riconoscono che il presente accordo interconfederale costituisce attuazione, ex art. 139, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea…”

Ricapitolando: la nostra proposta non certo utopistica, non solo è parte del contratto di categoria ma è un accordo integrante di un trattato della Comunità Europea.

Il quadro normativo è chiaro e definito, quello che occorre adesso è la volontà unita ad un atto di responsabilità da parte di chi ricopre un ruolo ben preciso in questo delicatissimo momento, quello cioè di difendere i livelli occupazionali in azienda ed evitare anche un solo licenziamento.

Dai dati pubblicati sul telelavoro e disponibili sul nostro blog (vedi rassegna stampa) il telelavoro risulterebbe efficace proprio su quelle criticità che l’Azienda denuncia: assenteismo, e produttività.

PRENDIAMO ATTO CHE NESSUNA DELLE SIGLE SINDACALI FIRMATARIE DEL CONTRATTO HA MOSTRATO INTERESSE E HA COMUNICATO LA PROPRIA ADESIONE A QUESTA INIZIATIVA.

NESSUNA INIZIATIVA POTRÀ AVERE EFFETTO SE NON VIENE VALORIZZATA CON DEI CONTENUTI CHE PROPONGONO DELLE SOLUZIONI.

CADONO DALLE NUVOLE!

Siamo alle solite. Le assemble della CGIL che si sono svolte in questi giorni in azienda, non aggiungono altro a quello che già sapevamo.

Non avevamo bisogno che qualcuno ci venisse a dire che la situazione è difficile, noi, nella sede di via Lamaro, le difficoltà le viviamo in prima persona.

Non avevamo bisogno che qualcuno ci ricordasse la storia del successo delle lavoratrici della fabbrica Tacconi di Latina, sarebbe bastato ricordare il successo delle lotte dei lavoratori di Atesia per ottenere la stabilizzazione dopo anni di precariato.

Ma soprattutto non avevamo bisogno che qualcuno ci ricordasse di essere parte attiva in questo momento e di utilizzare la rete per comunicare, noi questo percorso lo abbiamo intrapreso diversi mesi fa organizzando una raccolta firme per chiedere l’applicazione del art 22 del contratto delle telecomunicazioni di cui CGIL CISL UIL e UGL ne sono i firmatari!!!

E’ inaccettabile che una delegato/a sindacale dichiari di non saperne nulla, è ridicolo che prima di dare l’adesione vorrebbe leggere il testo della petizione, visibile in rete sul nostro blog e che fa riferimento ad un’articolo del contratto nazionale che lei stessa dovrebbe conoscere. Il testo, quindi il contenuto, è ciò che il sindacato a cui appartiene ha firmato sottoscrivendo il contratto di categoria delle telecomunicazioni, ovvero quel contenitore di articoli che per quanto riguarda i provvedimenti disciplinari viene sempre osservato scrupolosamente, ma risulta invece essere inapplicabile quando, in alcuni suoi articoli, suggerisce delle soluzioni per poter garantire una migliore qualità della vita dei lavoratori e tutelare l’occupazione.

Sia ben chiaro! Non consideriamo il contratto delle telecomunicazioni il migliore contratto di categoria che sia mai stato firmato, non ne stiamo tessendo le lodi, ma abbiamo individuato all’interno di questo una soluzione.

Per la CGIL forse è solo una questione di forma, per noi ciò che contano sono i contenuti e di contenuti la nostra iniziativa ne è piena!

E per non essere da meno la UILCOM-UIL, un’altra sigla sindacale che dovrebbe essere informata di ciò che accade nel mondo, si è impegnata in una azione volta a “redimere i dubbi…”. Mai termine fu così appropriato: redimere in italiano significa: “Liberare qualcuno da qualcosa che gli porta dolore, umiliazione, svantaggio. Liberarsi da una colpa, da un peso, da un dolore: redimere dal peccato [il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana]

Hanno si di che redimersi: di colpe e di peccati ne hanno commessi abbastanza!!

In attesa che organizzino un pellegrinaggio last-minute verso Santiago de Compostela o per il santuario di Medjugorje, noi precipitiamo inesorabilmente verso la catastrofe!!

Ci concediamo una citazione cinematografica, dal film “L’odio” di Mathieu Kassovitz:

Questa è la storia di uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’ altro il tizio per farsi coraggio si ripete: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, il problema non è la caduta…ma l’atterraggio.”

RACCOLTA FIRME GIOVEDI 28 GIUGNO 2012

Visto l’alto numero delle adesioni e il crescente interesse per l’iniziativa a sostegno della campagna “Si Può Fare” per l’applicazione dell’ art 22 del contratto delle telecomunicazioni riguardante utilizzo del Telelavoro in azienda,  organizzeremo in data Giovedi 28 Giugno 2012 dalle 08:00 alle 13:00 davanti l’ingresso della sede Almaviva Contact di via Lamaro 25 un tavolo per la raccolta firme.

Tutti i colleghi che hanno ricevuto il modulo via e-mail potranno ri-consegnarlo in questa occasione.

Si Può Fare! Kit

Per chi non hanno avuto la possibilità di firmare e per tutti coloro che vogliono partecipare alla raccolta delle firme, abbiamo creato un file in formato Zip contenente tutto il materiale informativo  in formato PDF contenente il modulo per l’adesione alla petizione.

Per riceverlo inviateci una e-mail a questo indirizzo: infosipuofare2012@gmail.com

Grazie!

Questo post è un post di ringraziamento. Ringraziamo tutti i colleghi/e che stanno aderendo a questa iniziativa, e tutti coloro che hanno firmato la petizione in questi giorni. A breve pubblicheremo le date per organizzare dei banchetti per permettere anche a chi non è presente nella sede di via Lamaro di poter firmare. La richiesta del telelavoro riguarda tutti e tutte, anche chi presta servizio nelle sedi di via Casal Boccone e di Scalo Prenestino. Stiamo anche lavorando per ampliare i contenuti del blog rendendolo il più possibile uno strumento efficace e rapido nella diffusione del materiale e delle iniziative. Non abbiamo una scadenza a breve termine per questa iniziativa, ma cerchiamo di ottenere il maggior numero di consensi entro la prima metà fine di giugno, prima che il piano ferie estivo vada a regime. Invitiamo chi può, ad utilizzare il più possibile il blog, la casella di posta elettronica e facebook per comunicare. Non potendo essere presenti in azienda per via della CDS, il web rimane lo strumento più agevole per poter comunicare. Ringraziamo inoltre tutti coloro che si stanno operando per diffondere la campagna nelle altre sedi.

Ciao

contatti: infosipuofare2012@gmail.com

facebook: http://www.facebook.com/sipuofare2012

Cos’è e perchè chiediamo il telelavoro

che cos’è
  • è una modalità lavorativa prevista dal nostro contratto di categoria che permette al lavoratore di lavorare da casa anzichè in azienda.
  • È preivisto dall’art.22 del nostro ccnl il che dimostra CHE SI PUÒ FARE!

perchè scegliere il telelavoro adesso

  • perchè non possiamo permetterci il lusso di perdere il posto di lavoro.

perchè è socialmente responsabile

  • permetterebbe di risparmiare energia e risorse per produrrla.
  • minimizzerebbe l’impatto ambientale dovuto alla mobilità privata e alla riduzione dello smog.
  • gli spazi lasciati liberi all’interno dell’ azienda potrebbero essere utilizzati per allestire asili aziendali o strutture simili per i figli dei lavoratori che continuerebbero a lavorare in azienda.
  • Eviterebbero le continue de-localizzazioni legando maggiormente il lavoro al territorio.

I vantaggi per Te

  • vantaggio economico: riduzione dei costi per il trasferimento da casa in azienda, in un momento in cui i prezzi dei mezzi pubblici e della benzina aumentano considerevolmente.
  • riduzione dello stress provocato da lunghi tempi di percorrenza nel traffico caotico delle nostra città, e dalla scarsa efficacia dei mezzi pubblici.
  • Migliore gestione del proprio tempo e una migliore pianificazione della vita per tutti coloro che hanno la necessità di conciliare gli impegni familiari con l’esigenze lavorative.

FIRMA LA PETIZIONE E PARTECIPA ALLA RACCOLTA DELLE FIRME


  • contatti | infosipuofare2012@gmail.com


…e se fosse tutto molto più semplice?


Consapevoli del persistente stato d’incertezza sul nostro futuro lavorativo, dei disagi derivanti dagli ultimi spostamenti del personale presso la sede di via Casal Boccone e la probabile chiusura del centro di via lamaro, sfiancati dal silenzio assordante che si è creato intorno alla vicenda dove ancora nessuna proposta è stata presentata per superare l’attuale stato di crisi, abbiamo pensato di considerare come una possibile soluzione all’attuale crisi l’utilizzo del telelavoro prevista dal nostro CCNL (art.22).

 Convinti che l’impatto a livello economico e di qualità delle nostre vite, possa essere migliorato grazie anche all’utilizzo di questa tipologia lavorativa moderna e in uso in moltissimi paesei europei, abbiamo creduto possibile attivarci per poter presentare una raccolta firme da consegnare all’Azienda e alle istituzioni quali: Ministro del Lavoro, Ministro dello sviluppo, Unione Industriali e Asstel.

 Telelavoro per molti di noi significherebbe poter superare tutta una serie di ostacoli per la gestione dei periodi di post-maternità e di tutte quelle problematiche legate alla turnazione e all’assistenza dei propri familiari, nonchè una gestione più umana del nostro tempo.

 L’uso del telelavoro a nostro avviso, ci renderebbe tutti socialmente responsabili di fronte a due grandi questioni quali l’inquinamento e la mobilità di una grande città come Roma.

Non avendo sedi e spazi per poterci organizzare abbiamo attivato una pagina su facebook e messo in linea un blog aperto a tutti.

contatti: infosipuofare2012@gmail.com